Ma quest’esame, non doveva essere a Marzo?

Come si intuisce dal titolo, della data di esame non si intravede nemmeno l’ombra, <<probabilmente dopo Pasqua>>… ci venne detto che a marzo avremmo finito ma, come sempre, non si possono avere notizie certe al 100%!

In ogni caso, ieri sono tornata a scuola con tutta la mia classe per esercitarci con il dolce d’esame (ho perso il conto di quante volte l’abbiamo fatto, io e Cucciolo). Faremo un trancetto di foresta nera, la famosa torta tedesca,  nella versione di Alain Ducasse (ristoranti “Le Luis XV” all’interno dell’hotel de Paris di Monaco, “Jule Verne” sulla Tour Eiffel… mica bruscoletti?!)

Come sempre, cucina affollatissima, la coda per usare il forno e interscambio di utensili e attrezzature; nonostante tutto, il risultato l’abbiamo portato a casa.

Partendo dal basso: frolla al cacao, mattonellina di bavarese al kirsch con amarene, biscuit al cacao leggermente bagnata con kirsch e sciroppo di amarene, sfoglia di cioccolato fondente e mousse al cioccolato fondente. In realtà Ducasse nel suo libro non la presenta proprio così: non è prevista la frolla (nella versione classica sì), nemmeno la sfoglia di cioccolato e il tutto è molto più lineare, come una torta semifreddo a strati insomma. Però noi, dovendo fare delle monoporzioni, avevamo bisogno di più dinamicità. In più, abbiamo deciso di acconpagnarla ad una birra scura artigianale, Agrado Black per l’esattezza, che, con i suoi aromi di caffè, cacao e un leggero sentore di olive, accompagna la degustazione e pulisce il palato.
Ora sorge un altro dilemma: come trascorro il resto della serata? Leggo la zia Agatha Christie in lingua originale, Ducasse o Bressanini? 

Molto più probabile che mi venga sonno e non debba più scegliere! 

Bacioni

Giorgia 

Voglia di imparare. Paura di fallire

Un paio di giorni prima di ricominicare a scrivere il blog, ho titrovato una vecchia agenda ad anelli molto grande sulla quale scrivevo liste di persone, cose da fare e da comprare per varie feste organizzate negli anni come i falò in spiaggia, feste a sorpresa,  le nozze d’argento dei miei e altro ancora.

Tra i vari elenchi, uno in particolare mi ha risvegliato delle emozioni: voglia di fare, di mettersi in discussione, paura di fallire… Nel dicembre 2012 lavorai per la prima volta al Pippo Pelo Christmas Market come commessa, diciamo così, cosa che avrei fatto per i successivi due anni. Un’atmosfera natalizia come non la vivevo da anni e come non  l’ho vissuta negli anni successivi. Dopo il natale 2014, mi convinsi che l’anno successivo  avrei partecipato come standista: per la prima volta mi sarei messa in commercio e avrei affrontato in maniera più diretta critiche e apprezzamenti. Presa questa decisione, stilai una lista di ciò che avrei voluto fare e vendere. Per carità,  buoni propositi e buone idee, ma col senno di poi non sarebbe stato fattibile dar vita a tutte ciò che avevo in mente. Destino volle che nel 2015 il christmas market non venne organizzato per motivi politici,  se così possiamo dire. Mi crollò un mito, una tradizione, un punto di riferimento quando si parlava di natale! E con loro crollò anche il mio primo vero progetto commerciale.

In vista di questo progetto, decisi di dover imparare a fare cose che non avevo mai fatto ma che andavano (e vanno tutt’ora) di moda. Infatti in una nota a margine ho trovato questo 

Io, i macaron, ancora non li so fare. In realtà non ci ho mai provato in questi anni, ma solo recentemente ci ho provato due volte a scuola.  Due tentativi, due fallimenti. Quei cosi tanto bellini nascondono mille insidie! Invece di gonfi, lucidi e lisci, sono riuscita a fare delle piattelle opache e crepate… E io sono una di quelle persone che, se non riescono al primo colpo, ci restano male! Non dovrei, lo so, nessuno nasce imparato. Ma quando si tratta di passioni, cose in cui riverso delle aspettative e che già mi figuro nella testa e poi la realtà non corrisponde all’immaginazione ci resto male e mi scervello chiedendomi dove abbia sbagliato e perché qualcun’altro invece ci sia riuscito.

Che poi, ‘sti macaron quattro ingredienti in croce, cinque se vogliamo aggiungere il colorante, eppure non sono riuscita nell’intento. Mai possibile? Non me ne capacito, soprattutto se penso che riesco in delle preparazioni più lunghe e laboriose come quella del post precedente e come quella di ieri, il fantastik 100% cacao di Christophe Michalak. 

Che poi, anche questa ricetta non l’avevo ancora provata per timore reverenziale.  Poi su esortazione del prof. Stefano e condividendo l’esperienza con la mia cara collega Emanuela C., tutto è sembrato semplice e veloce. E poi il gusto. .. che meraviglia!  Come ha detto ieri il prof : <<questi sono i tipici dolci che cominci a mangiarli e li finisci senza che nemmeno te ne accorgi>>. Basti pensare che è composto da una sablè al cacao, un biscuit al cacao, chantilly vaniglia e cioccolato bianco (era prevista anche la fava tonka ma non l’abbiamo trovata), un cremoso al cioccolato fondente con gelatina al cacao e decori in cioccolato… capite perché lo chef Michalak ha chiamato questa linea di torte “fantastik”?

Un altro grande scoglio sarà quello di provare ricette dei grandi maestri italiani dell’ALMA… la scena che si materializza davanti ai miei occhi è questa: io con il mio dolce riuscito male e Iginio Massari e Gualtiero Marchesi con le braccia conserte che guardano con disapprovazione me e il mio lavoro. Un incubo! 

Speriamo di non deludere mai nessuno in futuro,  nemmeno nei brutti sogni! 

Come disse Steve Jobs “stay hungry, stay foolish”

XOXO Giorgia